Da sempre i saperi sono stati l’arma più efficace in mano alle classi subalterne per combattere le disuguaglianze, per spostare i rapporti di forza, per migliorare le condizioni materiali di vita. Per questo la maggioranza di centro destra ha messo scuola, università e ricerca pubblica nel mirino. Quando Tremonti e Gelmini tagliavano risorse vitali, precarizzavano i lavoratori della conoscenza, il loro obiettivo era ridimensionare l’acceso ai saperi e mantenerlo appannaggio delle classi dominanti, che possono permettersi scuole e università private, costose ed esclusive.
Gli effetti sono stati devastanti. Classi pollaio e materie scomparse nella scuola, corsi di laurea in bilico per l’assenza di risorse e diritto allo studio cancellato nelle università.
Contro tutto questo occorre riaprire una stagione di mobilitazione (a cominciare dalle manifestazione degli studenti e dallo sciopero della CGIL). Occorre protestare contro un governo che sperpera risorse nelle guerre, nelle grandi opere inutili, nella corruzione dilagante e che mette in campo una manovra che, ancora una volta, colpisce il lavoro, lo stato sociale, le nuove generazioni.
C’è bisogno di ribaltare il pensiero liberista e di dare priorità all’intervento pubblico. Gli investimenti pubblici per istruzione, formazione e ricerca devono essere il volano per unadiversa qualità dello sviluppo del nostro paese, la chiave per uscire da una crisi che non è solo economica ma sociale ed ambientale


